I VERDI DI FRONTE ALLO SPECCHIO
16 maggio 2008
Non tacciateci per eretici, anche se eresia e apostasia sono accuse tutt'ora molto elargite (da alcune Chiese e non solo...), ma vi confessiamo che leggendo le varie opinioni ci viene in mente Ezra Pound quando scriveva: "Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui".
Al di là della figura di Pound e delle indebite appropriazioni postume, non guardate il dito ma la luna, mi pare che si attagli perfettamente al momento attuale del nostro movimento.
A Roma si è compiuta metà dell'opera, ed è giusto darne il merito a Roggiolani, Saponaro etc perché le loro iniziative sono state determinanti nell'archiviazione definitiva dell'era Pecoraro Scanio (e forse anche di qualche suo sodale). Ma il problema non era solo cambiare il Portavoce, anzi adesso ahinoi Presidente, ma quello di un ricambio totale. Che non c'è stata la forza o il coraggio di attuare.
Diciamo questo non per spirito vendicativo, ma perché scaricare tutte le colpe su una persona è in Italia sport diffuso, e la responsabilità di aver intruppato i Verdi in intese "geneticamente modificate", riducendoli così non solo all'extra-parlamentarismo ma, peggio, alla marginalità politica, è responsabilità dell'intera classe dirigente verde.
Insomma, è normale che un soggetto politico, nel momento in cui vince nella società (oggi la coscienza eco-ambientalista non è più di nicchia, per fortuna!), scompare dalla scena politica. Vi pare normale?
Quando, qualche anno fa, si affermò nell'agenda politica italiana il tema tabù del federalismo, chi dalla fine degli anni '70 ne aveva fatta - bene o male - la propria bandiera, raccolse la conseguente e legittima messe di consensi.
E i Verdi? Vincitori sconfitti. Beh, non si può non riflettere con rigore su questo e non fare una seria autocritica.
Ripetiamo quanto già scritto e, per la verità, suffragato da parecchie email di condivisione. I Verdi italiani, come il resto dei Verdi in Europa, hanno tutte le credenziali, una volta rinnovatisi in profondità, per proporre la propria faccia all'elettorato. Non hanno nulla di cui vergognarsi. Ai cittadini a giudicarli. Perché allora nascondersi dietro tatticismi col fiato corto, come quelli già tristemente sperimentati col "Girasole" o con l' "Arcobaleno"? La legge elettorale per le amministrative non penalizza la pluralità, quella nazionale non ci riguarderà per almeno cinque anni...
Qualcuno scrive che non dobbiamo pensare all'autosufficienza. Verissimo, ma autosufficienza ed autonomia non cose diverse. Nessuno dice che i Verdi non debbano dialogare, ovunque possibile, con la sinistra, con l'IdV, con il Pd o, meglio ancora, con le liste civiche (Gruppi di Grillo, Movimento per la Decrescita, Per il Bene Comune, etc etc), ma questo non deve significare abdicare alla propria identità e peculiarità. Il buon vecchio slogan sindacale: marciare separati e colpire uniti, rammentate?
Noi pensiamo a dei Verdi molto meno ingessati rispetto a quanto lo siano stati fino ad oggi. Flessibili sul territorio, come si è affermato anche a Roma, ma non negli obiettivi. Rappresentativi della galassia associazionistica che si richiama ai valori del rispetto della natura, della terra, dell'aria e di ogni forma vivente. Capaci di esprimere un vigore nuovo sostenuto da passioni antiche. Capaci di dire robusti "no" e ponderati "invece". Capaci di correggere "l'ambientalismo del fare" con "l'ambientalismo dell'ascoltare". Capaci di capire che la legalità è condizione essenziale e che gli indulti spezzano il patto sociale fondato sulla certezza della pena. Capaci anche di spiegare che, forse, la modernità è oggi molto invecchiata!
Certo, questo significa ripartire dall'elaborazione culturale e politica prima che dall'alchimia delle alleanze o delle fusioni a freddo. Dagli uomini prima che dalle poltrone. Sapremo farlo in vista dei prossimi appuntamenti? Sapremo far contare le idee prima delle truppe cammellate? Perché... "Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui".
MOBILITAZIONE DAL BASSO PER AZZERARE IL VERTICE DEI VERDI E RIPARTIRE DA UN COMITATO DI RESISTENZA ECOLOGISTA
4 maggio 2008
Cari amici, scriviamo all'indomani dell'ennesima batosta del "veltronismo", ovvero la netta vittoria di Alemanno su Rutelli a Roma, che segue di appena due settimane la vittoria del Berluska affermatosi nel Paese (esattamente col vantaggio che i sondaggi gli attribuivano dopo la caduta del Governo Prodi, colpito dal solito fuoco amico diessino). Nel frattempo abbiamo anche assistito alla liquefazione della Sinistra Arcobaleno, vittima di tanti troppi errori prima e durante la campagna elettorale. Un progetto raffazzonato, dal sapore stantio, che è apparsa come "quelli del no", quando invece di "no" vigorosi ne son stati detti molto pochi e soprattutto non si è mai dettata l'agenda elettorale. Senza neanche apparire come la vera alternativa al liberismo. Col risultato che le persone hanno disertato le urne, oppure hanno votato la Lega come unico argine a questa globalizzazione devastante. Insomma un fallimento completo che, logicamente, ha già prodotto il fuggi-fuggi: Rifondazione, condotta ora da Ferrero, riprende la sua autonomia, il Pdci torna ai suoi sepolcri imbiancati e la Sinistra Democratica comincia a strizzare l'occhio agli ex compagni del Pd.
Ma scriviamo anche all'indomani della grande iniziativa promossa da Beppe Grillo per la raccolta di firme su tre referendum: 1) abrogazione del finanziamento pubblico all'editoria, che così viene tenuta al gancio; 2) abrogazione dell'ordine dei giornalisti, unico caso il nostro in tutto il mondo occidentale; 3) abrogazione della cosiddetta Legge Gasparri che ha blindato il duopolio Rai/Mediaset.
In un fine settimana, nel silenzio significativo dei mass media, sono state raccolte quasi 1.300.000 firme, cioè oltre 400.000 per ciascun quesito, molto vicini quindi al tetto del mezzo milione richiesto. Ma ci sono 60 giorni per continuare a firmare in ogni Comune o Circoscrizione.
Abbiamo ricordato tutto questo, chiedendo scusa della prolissa... sommarietà, per avere un quadro d'insieme e perché noi Verdi siamo adesso sul crinale fra la vita e la morte. Un bivio, o chiudere la saracinesca o cambiare la gestione. Altra alternativa non c'è.
Per questo, prima ancora di delineare strategie, prima ancora di avviare la macchina (un po' sospetta) dei tesseramenti pre-congressuali, crediamo che sia vitale mettere in mora l'attuale classe dirigente nazionale dei Verdi. Nessuno escluso. Sebbene sia vero che c'è sempre un gradiente diverso di responsabilità, e il Presidente ha quella maggiore, nessuno in questi anni ha avuto capacità e coraggio per dire che ai Verdi si stava facendo fare la fine dei panda (per citare una bella vignetta di Vauro ad Annozero). Pertanto non adottiamo ora la solita soluzione all'italiana che paga uno per tutti. Ognuno di loro potrà, naturalmente, continuare a dare il proprio importante contributo, ma da semplici iscritti. Tutti sono necessari nessuno è indispensabile!
La situazione è comunque così grave che, a giudizio di parecchi, occorre adesso pensare ad un vero e proprio "comitato di resistenza ecologista" che ponga le prime basi per una rinascita della federazione delle Liste Verdi.
La proposta, nata da infinite chiacchiere con amici simpatizzanti o iscritti è la seguente: dar vita a questa reggenza straordinaria costituita - fra gli altri - da rappresentanti delle principali associazioni ecologiste, che finora pochissimo sono state coinvolte nella vita dei Verdi; tornare quindi ad essere movimento politico capace di dare rappresentanza idonea al vasto mondo eco-ambientalista, affidare il coordinamento di questo organismo dirigente a Maurizio Pallante, ecologista d.o.c. e fondatore in Italia della rete per la decrescita felice.
Inoltre, potremmo proporre a Beppe Grillo una sorta di presidenza onoraria, quanto meno pro-tempore, dei Verdi. Beppe, con tutti i limiti che, per carità, anche lui come chiunque può avere, ha la più grande qualità oggi indispensabile per una forza come la nostra: ovvero la capacità di parlare in modo semplice (e ironico, che non guasta rispetto ai tristi Soloni del centro-sinistra) di cose complesse. Superato ogni imbarazzo col fatto che ormai i Verdi sono un soggetto extra-parlamentare, lo stesso Grillo ha bisogno di un contesto di elaborazione politica che implementi la sua iniziativa di riforma del sistema. Come scrisse Curzio Maltese qualche mese fa su Repubblica (con malcelato timore), se Grillo fosse la locomotiva dei Verdi catalizzerebbero assieme un buon 10% di consenso.
Occorre tuttavia che, in vista del Consiglio nazionale del 10-11 maggio a Roma, si metta in moto una grande mobilitazione della base, che faccia circolare queste proposte oppure altre migliori. Chi ne è capace può creare una petizione via internet, ognuno può inoltrarla alle proprie mailing-list, chi gestisce dei siti può dare la massima visibilità, i circoli dei Verdi, anche i più piccoli, sparsi per l'intera penisola possono esporre a bella mostra negli spazi di cui dispongono questa proposta, ognuno può parlarne ad amici, parenti e conoscenti, etc etc.
Devono sentirsi il fiato sul collo quando si riuniranno al Residence Ripetta.
Ripartire con lo spirito delle origini. E' l'ultima chance, per non gettare alle ortiche un progetto politico davvero innovativo e tutto quanto di buono sul territorio è stato fatto finora.
Nuove facce, nuove menti, antica passione, appunto per non tirare giù la saracinesca e fare dei Verdi un forte movimento politico, capace di intercettare la sempre più diffusa coscienza ambientalista; non un partitino d'élite, ma un punto di riferimento popolare, popolano, integerrimo e indispensabile.
PROPOSTA PER UN RICAMBIO TOTALE DEI VERTICI DEI VERDI:
- Costituzione di un Comitato di resistenza ecologista con rappresentanti di tutto l'associazionismo ecoambientalista
- Coordinamento affidato a Maurizio Pallante
- Presidenza/portavoce da proporre a Beppe Grillo
- Rilanciare le Liste Verdi sul territorio, secondo una struttura federalista
LE ELEZIONI, IL FUTURO E I VERDI
27 marzo 2008
Il dibattito avviato da Claudio e poi ripreso da Fabio, Alessio, Mauro, Gianni e molti altri amici Verdi ci stimola ad intervenire.
La scelta di aderire alla coalizione "la Sinistra l'Arcobaleno" è stata, a nostro avviso, scelta di testa prima che di cuore.
La rassegnata razionalità di portare qualche contributo all'iniziativa politica che ha più chance di fare da contrappeso alla deriva "nullista" del Partito (sedicente) Democratico e del Partito della (sedicente) Libertà risponde certo ad una logica comprensibile ma desolata. Comprensibile soprattutto per la fallimentare classe dirigente nazionale dei Verdi, quale ultima opportunità di salvaguardare qualche strapuntino, che peraltro alla causa servirà a ben poco.
Tuttavia la bici - per ora - è questa, sempre meglio che andare col cappello in mano da qualche altra parte, come hanno fatto con poca fortuna alcuni esponenti del nostro movimento. Finendo a dare copertura all' "ambientalismo del fare"... Tav, inceneritori, autostrade, centri commerciali, etc etc.
Di sicuro, qualunque sarà il risultato elettorale, dopo saranno rogne per i Verdi. Se l'alleanza elettorale avrà riscontro positivo, ma ne dubitiamo, tenderà in via naturale a trasformarsi da coalizione in federazione e presto in partito, nel quale la quantità e - diremmo - la qualità della rappresentanza ecologista sarà modesta, mentre l'identità marxista gioco-forza predominante. Se viceversa "la Sinistra l'Arcobaleno" rappresenterà il 14 aprile meno del 9/10% degli italiani si innescherà una spinta centrifuga che spingerà qualcun'altro verso i soliti democratici (si fa per dire), altri ad intrupparsi sotto le bandiere rosse, altri ancora, forse, a coltivare l'idea, a nostro giudizio assennata, di rifondare le Liste Verdi con condizioni politiche apparentemente complicate, in realtà ottimali per recuperare una peculiarità unica nel panorama politico, soprattutto a livello locale. Ripartendo dalle piccole periferie per arrivare ai grandi centri. Dalla campagna alla città.
Come si dice: meglio soli che male accompagnati!
Una cosa è certa, le ragioni di un movimento ecologista, propugnatore di un nuovo modello sociale non più fondato sull'assioma artificiale dello sviluppo, della crescita, del P.i.l., ci sono oggi più ancora che negli anni '80 o '90. La coscienza ambientalista che si dice, ai giorni nostri, diffusa è spesso pelosa e ipocrita, da botte piena, moglie ubriaca e uva nella vigna. Fasulla.
Insomma, comunque sia, dal 14 aprile saranno rogne, ma chissà che all'orizzonte fra i nuvoloni non faccia capolino una spera di sole.





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