Ciao sono biodiversitaverde
Vedi il mio profilo


Novembre 2008

DLMMGVS
1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Novembre 2008

ELEZIONI USA: OBAMA, NADER E LA MCKINNEY

di biodiversitaverde (06/11/2008 - 23:58)

Intanto è opportuno precisare una cosa. Il Green Party americano sono sostanzialmente due partiti, uno dell'area orientale, tendenzialmente più filo democratico, ed uno dell'area occidentale più alternativo. Hanno persino due siti diversi e soprattutto organismi decisionali autonomi. In alcune elezioni sono stati compatti rispetto alle strategie elettorali, in altre no. Come in questa, dove Cinthya McKinney è stata candidata al termine di una rovente "convention" tenutasi il 13 luglio scorso a Chicago. La spaccatura è stata sul sostegno da dare o meno alla candidatura indipendente di Ralph Nader. I Greens orientali hanno prevalso e hanno lanciato nella mischia la McKinney. La restante parte dei Verdi ha fatto campagna elettorale per Nader, ovvero colui che più di chiunque altro da anni mette in dubbio la legittimità morale dei due partiti-moloch del sistema politico maggioritario Usa. La sua tesi, in estrema sintesi, è che - osservando anche i finanziatori del Republican Party e del Democratic Party - la presunta competizione e contrapposizione fra i due sia più apparenza che realtà. Da lì la sua lotta, spesso solitaria, contro le grandi corporations che, attraverso una neanche troppo occulta attività di lobbying, controllano la maggioranza di Senatori e Deputati al Congresso, con le conseguenze che si possono immaginare.

 

Tuttavia i risultati definitivi danno la misura di un nettissimo successo di Barack Obama che, col 53% contro il 46 del repubblicano McCain, il 20 gennaio sarà proclamato ufficialmente quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

 

Come si evince dai risultati finali dei 130 milioni (66% degli aventi diritto) di voti scrutinati, fuori dei due candidati - onnipresenti in ogni trasmissione, dibattito o telegiornale (fatte salve solo le tv pubbliche PBS e C-SPAN e la radio pubblica NPR, assai più equilibrate) - in questa tornata non ce n’è stato per nessuno. Basti pensare che in solo due Stati (Montana e Utah) i candidati “outsider” hanno superato complessivamente il 3%.

 

Ralph Nader, nonostante la mobilitazione genuina e spontanea che ha saputo catalizzare da febbraio a novembre (http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/nader.htm) , non è andato oltre l’1%, pur essendo terzo e l’unico a superare tale soglia su base nazionale. Risultato, va detto onestamente, molto modesto. Presentandosi in 45 dei 50 Stati, ha ottenuto il risultato migliore in Maine 1,5%, North Dakota 1,3% e Arkansas 1,2%. La McKinney, presente solo su 1/3 delle schede elettorali, ha fatto di peggio. Certo, l’analisi dei crudi numeri deve tenere conto delle risorse economiche impari (il totale raggranellato da Nader equivale ad un giorno di fondi catturati da Obama e due da McCain) e del can-can mediatico concesso al candidato democratico, proprio sul terreno delle fasce sociali più deboli e su quello della middle-class molto informata che sono il bacino di riferimento di Nader.

 

Adesso, dobbiamo davvero augurarci che Barack Obama sia all’altezza delle aspettative che ha generato, perché deluderle sarebbe catastrofico non solo per il suo Paese ma per il mondo intero. L’occasione che Obama ha e, soprattutto, il grandi poteri costituzionalmente concessi al Presidente, gli offrono gli strumenti per cambiare la rotta di un pianeta alla deriva. Saprà e vorrà utilizzarli o rimarrà stritolato dalle corporations, inchiodato agli slogan e al colore della pelle? Speriamo bene.

Archivio Novembre 2008