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Quali interlocutori per i Verdi?

di biodiversitaverde (10/12/2008 - 12:28)

Uno scambio epistolare sul futuro dei Verdi.

 

 

Caro Mauro, quella che ci sottoponi mi sembra un'opportunità molto molto interessante. Sia per quanto concerne il contributo apportato dalla Rete dei Comitati “Territorialmente” (sono stato ad una loro assemblea a Fiesole e mi sono sembrati molto seri, onesti e costruttivi). Quindi sono d'accordo nello sviluppare con loro un rapporto politico di affinità, anche con un respiro più ampio delle sole elezioni europee.
Come ho detto altre volte penso che la divisione in tanti soggetti, più o meno piccoli, che si occupano di difesa del territorio e di buona amministrazione sia l'errore peggiore che tutti potremmo fare. Considerati anche gli interessi e i poteri che ci troviamo spesso a contrastare.
Ritengo che una volta preservata l'autonomia dei Verdi rispetto a ogni tentativo di svendita - tanto al Partito Democratico che a La Sinistra, soggetti verso i quali dovremmo mantenere sostanziale equi-distanza -, il passo successivo è quello di aprirci a realtà come quella del Prof. Asor Rosa, ma anche e soprattutto alle Liste Civiche a cinque stelle che Beppe Grillo lancerà proprio da Firenze il prossimo 31 gennaio, e perché no anche all'Italia dei Valori che, facendo della legalità il suo punto cardine, non può non intrecciarsi con le nostre battaglie (le vicende Castello e Novoli a Firenze docent...) e in Parlamento costituisce l'unica vera opposizione a Berlusconi.
Questi devono essere, a mio modesto avviso, i soggetti politici con i quali tessere una strategia politica comune, poiché sono i nostri più naturali e compatibili interlocutori. Tutto il resto può essere osservato con maggiore o minore simpatia, ma solo e soltanto in una logica di coalizione, niente più!
Si tratta di opinioni personali che pensavo giusto condividere con voi. Che ne pensate?
Andrea Aiazzi


-----Messaggio Originale-----
Da: "Mauro Romanelli"
A: ...
Data invio: giovedì 4 dicembre 2008 17.14
Oggetto: Contatto con i comitati di Asor Rosa

Care e cari,
sono stato ufficialmente contattato come Portavoce dei Verdi dai comitati di Asor Rosa per la difesa del territorio, che ci chiedono di esprimerci nel merito di una loro riflessione programmatica finalizzata alle elezioni amministrative ed europee del 2009.
Ve la giro, non avendola ancora letta, e vi chiedo commenti.
Vi giro anzi anche il loro messaggio di accompagnamento e la mia risposta.
Presto convocherò un esecutivo per discutere di questo e altri temi.
Saluti Verdi
Mauro Romanelli

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Da L'espresso: Compagni SpA

di biodiversitaverde (05/12/2008 - 10:00)

COMPAGNI SPA

di Gianluca Di Feo – L’espresso del 4 dicembre 2008

Firenze, Napoli, Roma, Genova, Perugia. L'ondata di inchieste mostra il potere dei comitati d'affari. E rischia di travolgere le giunte rosse. Ora il Pd si trova a fare i conti con gli scandali

 

Quel parco "mi fa cagare da sempre". Quando il sindaco di Firenze vuole cancellare 80 ettari di alberi, unico polmone previsto tra fiumi di cemento ligrestiano, per inserire lo stadio di un imprenditore amico e per farlo è pronto a "smitizzare il parco e dire che questo è tutto contro una certa sinistra", allora è il segno che non si tratta solo di una questione morale. Da Firenze a Napoli, da Genova a Perugia, da Crotone a Trento, dall'Aquila a Foggia le inchieste giudiziarie che continuano ad abbattersi sulle giunte rosse aprono una questione più profonda: mettono in discussione la capacità di costruire il futuro delle città italiane. Più delle dimensioni degli illeciti, spesso poche migliaia di euro, sorprendono i loro effetti: le opere inutili e i cantieri eterni figli di questa malapolitica che ama il cavillo come strumento di potere. Più che le guerre intestine tra correnti del Partito Democratico, stupisce la capacità di impastare ogni genere di interesse privato in danno del bene pubblico: trasversalità e consociativismo sono mode condivise con la destra e con speculatori d'ogni risma.

Le giunte traballano sotto il peso di intercettazioni che svelano intrallazzi più che tangenti: i pm contestano contributi elettorali, come le cene dei Ds pagate con i 250 mila euro che sarebbero stati estorti ai broker dal presidente del Porto di Napoli; sponsorizzazioni, come quella del gruppo Ligresti all'opuscolo sulla crociata anti-lavavetri dell'assessore fiorentino Graziano Cioni; oppure incarichi professionali smistati a figli, amici e compari. È una Via Crucis di piccoli episodi, spesso di dubbia rilevanza processuale, e di grandi favori intrecciati in consorterie dove la politica giustifica il disprezzo di qualunque regola, etica o penale, arrivando a negare il buonsenso. Le parole di Leonardo Domenici, presidente di tutti i sindaci italiani, sul parco da cancellare e "smitizzare" testimoniano un male che va oltre la corruzione addebitata ai due assessori di Palazzo Vecchio in rapporti troppo intimi con
Salvatore Ligresti.

 

Inutile invocare la questione morale. Finora c'è stata a malapena una questione legale. Si muove solo la magistratura, che arresta o manda avvisi di garanzia. La segreteria nazionale non interviene e i vertici locali si barricano dietro la presunzione di innocenza: rinviano qualunque valutazione alla sentenza definitiva e così proseguono sulla stessa strada con le stesse persone. Persino le dimissioni arrivano solo se inevitabili. E la valanga che rischia di sommergere la sinistra toscana ha smascherato figure molto differenti. Ci sono i piccoli Machiavelli di Palazzo Vecchio, maestri dell'intrigo e dell'intesa sottobanco, circondati da una corte di professionisti. Il provvedimento del giudice è spietato nelle imputazioni: l'assessore Gianni Biagi costringe la Provincia a entrare nel progetto Castello e costruire la nuova sede sui terreni di Ligresti. Lo fa - scrivono - con ogni mezzo, arrivando a sfruttare la suo carica per intimidire ogni immobiliarista e impedire soluzioni alternative. I magistrati lo accusano di avere amputato pezzi di parco per consentire altre colate di cemento, di avere fatto passare in secondo piano le opere di urbanizzazione, ossia gli impianti per migliorare la vita dei cittadini. In compenso, infila architetti suoi amici, con parcelle da mezzo milione di euro per progetti che i tecnici di Ligresti predicono come inutili ("Finirà che vi paghiamo e li buttiamo"). Il risultato finale è un mostro, il progetto urbanistico che determina lo sviluppo di Firenze assomiglia "a una discarica", affollata di uffici e abitazioni, dove i palazzi di Provincia e Regione fanno strage di alberi e poi si inserisce anche lo stadio voluto da Diego Della Valle con rischi di ingorghi epocali.

Se Biagi si è dimesso, lo 'sceriffo' Cioni invece promette battaglia. È l'altra faccia dello scandalo: il barone rosso, arrogante, populista, con un feudo che garantisce voti. "Chi ha la puzza sotto il naso, cambi mestiere. Io sto con chi combatte", lo difende pubblicamente uno dei suoi consiglieri. Ma Cioni è anche la storia del Pci fiorentino: da 35 anni passa da una poltrona all'altra, dalla Provincia al Comune, poi Montecitorio, il Senato e di nuovo al Comune dove puntava adesso alla fascia di sindaco. Ha conquistato la platea nazionale lanciando il celebre regolamento contro mendicanti e lavavetri. Poi lo hanno intercettato mentre rassicurava gli uomini di Ligresti: "Sto lavorando per voi". In cambio lo 'sceriffo' chiede e ottiene in un paio di minuti da Fondiaria un contributo di 30 mila euro per i 200 mila opuscoli che pubblicizzano la sua tolleranza zero. Chiede un premio, ottenuto, e una promozione, in valutazione, per il figlio che lavora proprio per Fondiaria. Chiede e ottiene al prezzo politico di 600 euro mensili una casa di oltre sette vani "di pregio e in centro" per una sua amica. Alza il telefono per tutto. C'è da mettere la parabola di Sky nell'appartamento della sua amica? Chiama direttamente il braccio destro di Ligresti,Fausto Rapisarda. Il capoufficio sgrida suo figlio e lo rimprovera per i ritardi? Il papà assessore mobilita Rapisarda, la voce del padrone, che bacchetta il capoufficio e poi blandisce il rampollo: "Mi telefoni per qualunque cosa".

Per Cioni non c'è il partito né il Comune, ma uno schieramento che chiama "la famiglia". Né lui né gli altri indagati temevano la legge, sembravano sentirsi protetti. L'inchiesta del nuovo procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e le registrazioni del Ros li hanno spiazzati. È uno choc, che rischia di abbattere il mito dello sviluppo sostenibile toscano, di uno stile di vita capace di coniugare progresso e tradizione costruito dal Pci in mezzo secolo di governo. Gli eredi di questa tradizione sembrano avere smarrito il contatto con la realtà della città. Progettano opere discusse e discutibili come la linea tramviaria. Infilano nei contratti pubblici società personali, come quella del capogruppo Alberto Formigli: il consiglio comunale che ha respinto le sue dimissioni si è trasformato in una rissa. E l'inchiesta è solo agli inizi. Ogni giorno il Ros va in altri uffici a setacciare capitolati: ci sono accertamenti su decine di progetti di Comune, Regione e Provincia con migliaia di telefonate scottanti da analizzare. Insomma, in Toscana si prepara un inverno di passione.

 

A Napoli il dramma si è già materializzato nella scelta estrema di Gianni Nugnes, l'ex assessore che si è ucciso dopo l'arresto per i disordini contro una discarica. Un politico che restava ancorato alla sua Pianura, il quartiere con il record di edifici clandestini. Dicono che si sia sentito isolato, chiuso in un angolo per le scelte di suoi ex colleghi. Come Enrico Cardillo, potente assessore al Bilancio, che con le sue dimissioni pare cercare riparo per sé e per il sindaco Rosa Russo Iervolino dal prossimo tsunami giudiziario. In due anni la giunta Iervolino ha già perso sette assessori, tutti azzoppati dalla magistratura e finora sostituiti con personaggi di alto livello. Le anticipazioni del 'Mattino' prefigurano un nuovo terremoto in quei palazzi infausti per la sinistra, dove solo dieci mesi fa naufragò il governo Prodi. Questa volta l'epicentro dovrebbe essere in municipio, tra le poltrone della Margherita. Al centro delle indagini c'è il potere di Alfredo Romeo, un superstite della vecchia Tangentopoli partenopea diventato il monopolista nella gestione di immobili pubblici e considerato vicino all'area di Francesco Rutelli. Il gruppo Romeo ha una rete di relazioni che arriva ovunque: cura persino la manutenzione del Quirinale, del Senato e del ministero dell'Economia. Gli hanno affidato centinaia di migliaia di case popolari e gran parte delle cartolarizzazioni: nel 2001 è stato pure incaricato di vendere lo stadio Olimpico. Gli atti giudiziari lo accusano di aver osato l'impossibile: fa lavori abusivi nella sua splendida villa di Posillipo e quando la procura mette i sigilli al cantiere, lui va avanti. E quando la magistratura lo denuncia, secondo un'inchiesta appena chiusa, un importante giudice si sarebbe mosso per convincere i colleghi ad archiviare la pratica.

Ma la questione Romeo potrebbe non essere solo campana. Le sue aziende arrivarono sul Campidoglio negli anni di Rutelli. Poi dalla giunta Veltroni hanno ottenuto il mega-appalto da 650 milioni per la manutenzione stradale, sospeso a fine agosto da Gianni Alemanno con il risultato di lasciare le strade costellate di buche e cantieri che hanno inghiottito fiumi di denaro. Sono disastri che mostrano come il problema non è solo etico: la malapolitica produce arretratezza, servizi inefficienti, sprechi. Se nel Lazio ci fosse un sistema moderno di smaltimento dei rifiuti, la convivialità alla vaccinara tra l'assessore Mario Di Carlo, già numero uno della Margherita, e il monopolista delle discariche forse avrebbe suscitato meno clamore. Invece di emergenza in emergenza la spazzatura dei romani continua a marcire nell'orrido di Malagrotta. O lo spettacolo finale del centrosinistra abruzzese, dove alla vigilia del voto la maggioranza colata a picco dall'arresto di Ottaviano Del Turco corre ad assumere in pianta stabile schiere di portaborse.

Non ci sono pregiudiziali etiche: le porte restano sempre aperte per presunti corrotti o tangentisti. Quando al sindaco Pd di Perugia Renato Locchi i magistrati hanno chiesto se aveva incontrato un costruttore, finanziatore della sua campagna, poi arrestato per mazzette e scarcerato, lui risponde: "Il fatto che sia stato 50 giorni in cella non significa che non possa continuare a svolgere il suo lavoro". Anche a Trento la presunzione di innocenza ha un sapore beffardo. Prima delle elezioni un'inchiesta ha coinvolto i vertici dell'Autostrada A22, ipotizzando reati bipartisan: c'era un uomo di Forza Italia ma anche il presidente Silvano Grisenti, legatissimo al governatore Pd della Provincia, Lorenzo Dellai. Grisenti viene accusato di corruzione, turbativa d'asta, tentata concussione per sponsorizzazioni e contratti da assegnare a società di suoi familiari: è l'uomo della 'magnadora', la mangiatoia. Una grana a poche settimane dalle elezioni? Dellai l'ha trasformata in un punto di forza, costringendo l'indagato a dimettersi senza se e senza ma. La condanna politica ha trasmesso negli elettori un'immagine di pulizia, contribuendo alla vittoria del centrosinistra. Ma lunedì 1 dicembre, tre settimane dopo il voto e 70 giorni dopo le dimissioni, si scopre che Grisenti ha ottenuto un incarico nell'ente presieduto da Dellai: un ufficio creato su misura per coordinare i programmi di cooperazione internazionale. "Ha il pieno diritto di tornare al lavoro", ha spiegato Dellai, citando la Costituzione. Sintetico il commento dell'interessato: "Ho una famiglia numerosa".

'Tengo famiglia' è un argomento che funziona meglio dell'indulto: fa perdonare tutto. Così come si chiude un occhio per cavalleria sulle frequentazioni femminili. A Foggia, per esempio, il sindaco è sotto processo per i favori concessi alla sua "segretaria particolare". L'ha assunta nello staff, con stipendio di 3.500 euro al mese, l'ha poi nominata nel consiglio d'amministrazione di una municipalizzata, ma la signora avrebbe continuato a usare beni del Comune senza titolo: solo di telefonino 6 mila euro di bolletta. Per difenderla il sindaco, sempre secondo i magistrati, avrebbe anche falsificato documenti. Peccati veniali? Orazio Ciliberti è sotto processo per questa storiaccia e per un'altra vicenda, ma rimane primo cittadino, membro della Costituente del Pd e vicepresidente nazionale dell'Anci.

Restano relegati in periferia anche i peccati d'omissione, veri o presunti. A Crotone la procura ha preso di mira Europaradiso, il faraonico insediamento turistico dove si sarebbero concentrati gli interessi della nuova mafia calabrese. I pentiti hanno parlato di summit tra emissari delle cosche e i dirigenti locali del Partito democratico: il capogruppo Giuseppe Mercurio si è dimesso dopo un avviso per concorso esterno in associazione mafiosa. Il problema è che questo scenario era stato denunciato un anno fa da Marilina Intrieri, all'epoca parlamentare Pd, per cercare di bloccare l'ingresso nelle liste dei nomi vicini ai clan. Si rivolse a Marco Minniti, all'epoca sottosegretario agli Interni e oggi ministro ombra, e a Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd. Spiega Marina Sereni: "Vista la gravità di quanto sosteneva, le dissi di rivolgersi alla magistratura". Il Pd non c'entra: l'etica non riguarda il partito, ma è compito esclusivo delle procure. E allora a cosa si riduce la politica?

Perché tutta la mappa dell'Italia rossa è costellata di inchieste che rischiano di esplodere o che hanno sfiorato il sistema di potere passato dal vecchio Pci al Pd. Prendete l'Umbria. Il sindaco di Perugia nello stesso verbale in cui difendeva la presunzione di innocenza del costruttore inquisito, parla delle sue frequentazioni con Carlo Carini, il re dell'asfalto. Nello scorso maggio Carini è finito in manette assieme ad altri 30 tra impresari e funzionari di Regione, Provincia e di alcuni comuni. Tre assessori provinciali hanno presentato le dimissioni, subito respinte. Le intercettazioni hanno fatto emergere una cupola che dominava i lavori stradali e che si compiaceva di usare il lessico mafioso: "Sì, sono il capo dei capi". Nessuno ha collaborato, l'istruttoria non è arrivata ai piani alti: è rimasta una storia di geometri. Almeno per ora.

Genova invece si è appena ripresa dallo choc per la retata che a maggio fece traballare il sindaco Marta Vincenzi e le tolse letteralmente il sonno: "Quei cattivi guaglioni mi hanno pugnalato a tradimento". Gli investigatori sono partiti dal municipio e adesso scavano nelle attività di altri enti. Il peggio è passato? I magistrati potrebbero regalare un brutto Natale al centrosinistra ligure: è in arrivo la chiusura delle indagini, che toglierà il segreto su molti dossier. La storia è nota. Un industriale della ristorazione cerca di mettere le mani nel piatto delle mense cittadine, 26 mila pasti al giorno, e vuole "oliare il meccanismo". Sono finiti in carcere il portavoce della Vincenzi e due consiglieri comunali mentre due assessori indagati si sono dimessi. Solo pochi giorni fa è stato pubblicato il verbale di Massimo Casagrande, l'ex consigliere arrestato, che ricostruisce l'inizio della trama: "Era ancora in corso la campagna elettorale della Vincenzi. Roberto Alessio si dichiarò disponibile a dare un contributo. Ventimila euro. Nel frattempo chiese un nostro interessamento...".

Rispetto a questi scandali, la crisi sarda è storia diversa: è la sfida finale tra due modi di fare politica e costruire il consenso. La pancia del Pd si è mossa contro Renato Soru per logiche di partito più che affaristiche: l'entroterra non interessa ai palazzinari da spiaggia. Ma l'abitudine di trasformare i capanni agricoli in casette è diffusa nell'isola tra tutti i ceti urbani e rurali. Un mondo che Antonello Cabras, l'antagonista di Soru, conosce bene: è stato segretario del Psi negli anni Ottanta, poi presidente della Regione e parlamentare ds. Soru invece vola alto e vuole chiudere il suo impegno di tutela ambientale: le dimissioni dimostrano che è pronto a tutto, anche a proseguire senza il Pd. E il maltempo furioso di questi giorni, con alluvioni e frane, concretizza gli effetti disastrosi del 'mattone ovunque e comunque', diventando una sorta di spot per Soru. 'Piove, governatore virtuoso', ironizzano i suoi fan: forse l'unica eccezione alla slavina morale del centrosinistra.

Giornata del Non Acquisto 2008 Sabato 29 novembre

di biodiversitaverde (28/11/2008 - 10:17)

La Giornata del Non Acquisto, in anglosassone Buy Nothing Day, è un evento proposto di anno in anno ai consumatori di tutto il mondo. L'idea, nata su impulso di www.adbusters.org, è quella di passare un giorno intero (tipicamente un sabato di novembre) senza acquistare nulla, dimostrando così di non essere del tutto schiavi del consumismo. È una giornata per riflettere sulle abitudini quotidiane e sulla possibilità di fare acquisti in maniera più ragionata, sviluppando una maggiore coscienza critica, nel rispetto dell'ambiente e dei popoli meno agiati.

Giornata del Non Acquisto 2008 Sabato 29 novembre

I Bilancisti in questa giornata non comprano nulla, è l'occasione per festeggiare assieme e provare a convincere qualcun'altro che più importante che fare shopping è incontrarsi, darci del tempo, gustare ciò che già abbiamo.

Addirittura qualcuno prova a stare una settimana senza comprare, e poi si ritrovano tutti assieme  per una bella cena con quello che ancora si trova nel frigo. Leggi le iniziative dei Gruppi Locali.

Terre di Mezzo lancia il Buy Nothing Day Contest 2008, il  concorso per premiare "la migliore "antipubblicità" dell'anno. Semplicemente, per prendersi gioco, almeno una volta, delle pubblicità, smontandole e rimontandole, rendendole paradossali e svelandone le intenzioni più nascoste."  Leggete sul sito di Terre tutte le informazioni.

RICOSTRUIRE, RILANCIARE E APRIRE I VERDI

di biodiversitaverde (25/11/2008 - 19:58)

BOLOGNA, 23 NOVEMBRE 2008: "PER USCIRE DALLA CRISI CON I VERDI IN EUROPA, NELLE CITTA', NEL PAESE"

MOZIONE DI COSTITUZIONE DEL COMITATO

"RICOSTRUIRE, RILANCIARE E APRIRE I VERDI"

(approvata all'unanimità)

Si costituisce oggi a Bologna il Comitato "Ricostruire Rilanciare e Aprire i Verdi" che si propone di riconquistare, per tutti i Verdi e per gli altri ecologisti che ai Verdi intendono avvicinarsi, spazio politico, credibilità, riconoscimento sociale e territoriale, autorevolezza, competenza, in netta discontinuità con il recente passato del partito. 

Il Comitato riafferma l'identità, il progetto politico dei Verdi e l'autonomia dalle altre forze politiche.

Il Comitato intende sviluppare proprie originali elaborazioni, analisi, proposte politiche, a partire dalla necessità di offrire risposte di breve, medio e lungo periodo alla crisi economica e occupazionale in atto, dalla quale non si può uscire aumentando i consumi di risorse, e di definire azioni a difesa dei diritti per costruire una società democratica e solidale. 

Il Comitato intende agire, nel contempo, per rinnovare profondamente il partito dei Verdi, agendo sugli strumenti organizzativi, regolamentari e statutari per superare in via definitiva la logica del "tesserificio" che per troppo tempo ha paralizzato, impoverito e umiliato il lavoro dei Verdi.

Il Comitato si dota di strumenti di comunicazione per supportare le realtà territoriali, per diffondere le proprie iniziative e le analisi di tutti i Verdi. 

Il Comitato è aperto e nasce costituito da almeno due rappresentanti per ogni regione.

 

Mozione sottoscritta da Verdi di:

Emilia Romagna

Marche

Trentino

Alto Adige

Lazio

Piemonte

Toscana

Lombardia

Informazioni:  biodiversitaverde@dada.net  info@qualcosadiverde.it

CON I VERDI IN EUROPA, NELLE CITTA', NEL PAESE: 23/11/08 a Bologna incontro nazionale

di biodiversitaverde (14/11/2008 - 13:09)

Cogliamo l'occasione per ringraziare gli oltre cinquanta amici Verdi che in vario modo (via email, via web, via fax e via telefono) hanno aderito al manifesto programmatico "BIODIVERSITA VERDE - DECRESCERE PER RISALIRE".

A loro in primo luogo, ma naturalmente anche a chiunque capiti di leggere questo messaggio, evidenziamo un'inziativa che ci sembra importantissima. Potete vederne i dati qua sotto. Ancora grazie!

 

Invito da far girare a indirizzi email, nei siti, nei blog.

 

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PER USCIRE DALLA CRISI

CON I  VERDI

IN EUROPA  NELLE CITTA'  NEL PAESE

 

 

DOMENICA 23 NOVEMBRE 2008

BOLOGNA

 

 

SALA SILENTIUM

QUARTIERE SAN VITALE

vicolo Bolognetti, 2

(dalla stazione ferroviaria autobus n° 32 Porta San Vitale)

 

ORE 10 - 17

 

 

Economia, diritti, informazione

confronto aperto

per IL PROGETTO ECOLOGISTA

con molti "se" e molti "ma"

 

Alle ore 13/13,30 pranzo con piatti a base di ingredienti biologici; 

il costo di un menù completo è tra i 10 e i 15 euro.

Chi intende usufruire del pranzo è pregato di comunicarlo via email a pamela.meier@alice.it

 

Finalmente attiva la mailing-list di Bio Diversita' Verde

di biodiversitaverde (07/11/2008 - 11:52)

Su richiesta di alcuni simpatizzanti, è stata da poco attivata una mailing-list di BioDiversitàVerde. Potete iscrivervi semplicemente inviando una email vuota a questo indirizzo:

 
biodiversitaverde-subscribe@googlegroups.com
 

Oppure potete comunque leggere i messaggi qua:
 

http://groups.google.it/group/biodiversitaverde
 

Ragioniamone assieme!

ELEZIONI USA: OBAMA, NADER E LA MCKINNEY

di biodiversitaverde (06/11/2008 - 23:58)

Intanto è opportuno precisare una cosa. Il Green Party americano sono sostanzialmente due partiti, uno dell'area orientale, tendenzialmente più filo democratico, ed uno dell'area occidentale più alternativo. Hanno persino due siti diversi e soprattutto organismi decisionali autonomi. In alcune elezioni sono stati compatti rispetto alle strategie elettorali, in altre no. Come in questa, dove Cinthya McKinney è stata candidata al termine di una rovente "convention" tenutasi il 13 luglio scorso a Chicago. La spaccatura è stata sul sostegno da dare o meno alla candidatura indipendente di Ralph Nader. I Greens orientali hanno prevalso e hanno lanciato nella mischia la McKinney. La restante parte dei Verdi ha fatto campagna elettorale per Nader, ovvero colui che più di chiunque altro da anni mette in dubbio la legittimità morale dei due partiti-moloch del sistema politico maggioritario Usa. La sua tesi, in estrema sintesi, è che - osservando anche i finanziatori del Republican Party e del Democratic Party - la presunta competizione e contrapposizione fra i due sia più apparenza che realtà. Da lì la sua lotta, spesso solitaria, contro le grandi corporations che, attraverso una neanche troppo occulta attività di lobbying, controllano la maggioranza di Senatori e Deputati al Congresso, con le conseguenze che si possono immaginare.

 

Tuttavia i risultati definitivi danno la misura di un nettissimo successo di Barack Obama che, col 53% contro il 46 del repubblicano McCain, il 20 gennaio sarà proclamato ufficialmente quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

 

Come si evince dai risultati finali dei 130 milioni (66% degli aventi diritto) di voti scrutinati, fuori dei due candidati - onnipresenti in ogni trasmissione, dibattito o telegiornale (fatte salve solo le tv pubbliche PBS e C-SPAN e la radio pubblica NPR, assai più equilibrate) - in questa tornata non ce n’è stato per nessuno. Basti pensare che in solo due Stati (Montana e Utah) i candidati “outsider” hanno superato complessivamente il 3%.

 

Ralph Nader, nonostante la mobilitazione genuina e spontanea che ha saputo catalizzare da febbraio a novembre (http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/nader.htm) , non è andato oltre l’1%, pur essendo terzo e l’unico a superare tale soglia su base nazionale. Risultato, va detto onestamente, molto modesto. Presentandosi in 45 dei 50 Stati, ha ottenuto il risultato migliore in Maine 1,5%, North Dakota 1,3% e Arkansas 1,2%. La McKinney, presente solo su 1/3 delle schede elettorali, ha fatto di peggio. Certo, l’analisi dei crudi numeri deve tenere conto delle risorse economiche impari (il totale raggranellato da Nader equivale ad un giorno di fondi catturati da Obama e due da McCain) e del can-can mediatico concesso al candidato democratico, proprio sul terreno delle fasce sociali più deboli e su quello della middle-class molto informata che sono il bacino di riferimento di Nader.

 

Adesso, dobbiamo davvero augurarci che Barack Obama sia all’altezza delle aspettative che ha generato, perché deluderle sarebbe catastrofico non solo per il suo Paese ma per il mondo intero. L’occasione che Obama ha e, soprattutto, il grandi poteri costituzionalmente concessi al Presidente, gli offrono gli strumenti per cambiare la rotta di un pianeta alla deriva. Saprà e vorrà utilizzarli o rimarrà stritolato dalle corporations, inchiodato agli slogan e al colore della pelle? Speriamo bene.

I VERDI EUROPEI E LA LORO STORIA, SPUNTI DI RIFLESSIONE

di biodiversitaverde (02/09/2008 - 12:51)

Si riportano alcune note sulla storia e l’evoluzione dei movimenti verdi in Europa. Lo scopo è solo e soltanto quello di mettere in luce come la loro realtà sia quanto mai variegata e articolata, al pari dei loro successi e insuccessi.

Ognuno ne tragga le proprie considerazioni. Noi di “BioDiversitàVerde” riteniamo che il comun denominatore di queste vicende dimostra che un'autonomia di elaborazione e di collocazione politica dei Verdi, rispetto a tutto il restante quadro politico, paga sia in termini di consenso che di incisività.

 

 

In Francia Les Verts hanno vissuto il loro massimo fulgore nella seconda metà degli anni '80 quando ne divenne segretario Antoine Waechter sulla base di una piattaforma "terzista", ovvero né di destra né di sinistra. Alle elezioni europee del 1989 Les Verts ottennero il 10,7%. Nel 1994 la linea neutrale di Waechter fu battuta dalla componente di sinistra che elesse al suo posto Dominique Voynet. Tale decisione comportò la scissione di metà iscritti che dettero vita al "MEI" (Movimento degli Ecologisti Indipendenti), guidato dallo stesso Waechter e alternativo tanto a Les Verts (orientati a sinistra) che a Cap21 (orientato a destra). Il risultato fu un lento ma inesorabile declino dei due moviementi ambientalisti che li ha portati oggi al 3,3 e al 1,2%.

 

In Germania la genesi del partito ecologista è stata diversa. Nato a metà degli anni '70 contro la proliferazione del nucleare e lo sviluppo cementificatore delle città, patì anch'esso una scissione per cui l'anima più moderata dette vita nel 1982 all' "ODP" (Partito Democratico Ecologico), oggi radicato essenzialmente in Baviera. Die Grunen capeggiati da Joschka Fischer, dopo i successi del 1987 all'indomani dei fatti di Chernobyl e gli insuccessi del 1990, strinsero le loro forze col movimento Bundnis90 protagonista di battaglie democratiche nella ex Ddr. Nonostante il logoramento del governo in alleanza con la Spd (1998-2004), soprattutto per le laceranti divisioni sulla guerra in Kosovo e in Afghanistan, Die Grunen mantengono oggi ancora un solido 8,1%, sebbene - o grazie - all'opposizione dell'inciucione Cdu/Spd.

 

In Portogallo Os Verdes sono stati fondati solo nel 1987, costituiti prevalentemente da fuorusciti dai partiti della sinistra storica e in tale area politica sono sempre rimasti, un cono d'ombra che non li ha mai fatti smuovere da bassissime percentuali. Nel 1987 hanno ottenuto due parlamentari, eletti tuttavia in seno alla Concentrazione Democratica Unitaria col meccanismo del premio di coalizione. Sono poi spariti dal parlamento portoghese fino ad oggi, nonostante l'elleanza del 2004 col Partido Comunista che ottenne il 7,6% ma elesse tutti esponenti comunisti.

 

In Austria Die Grunen sono stati ufficilamente fondati nel 1986 dalla fusione di due precedenti partiti ecologisti: il conservatore Verdi uniti di Austria (VGO) e il progressista Lista alternativa di Austria (ALO). Sin dall'inizio hanno raccolto adesioni e consensi nelle grandi città e nella medio-piccola borghesia austriaca. Capaci di essere fortemente innovatori nella comunicazione politica e alternativi a tutte le forze tradizionali, non sono mai scesi sotto il 4%. Raggiungendo anche 9,7% nel 2002, circostanza che li mise al centro della politica viennese con l'invito da parte dei cattolici dell'OVP, vincitori delle elezioni, ad un governo di coalizione che marginalizzasse i neo-nazisti dell'FPO, offerta respinta per la contrarietà della componente di sinistra e di quella giovanile. L'OVP fece, conseguentemente, un governo con l'FPO. Però l'opposizione non è stata di nocumento, visto alle elezioni del 2006 Die Grunen hanno ottenuto il 10,5% e 20 deputati.

 

In Belgio vi è, da sempre, una naturale distinzione del quadro politico. Nelle Fiandre i Groen! sono nati nel 1981, col nome di Agalev, come connubio fra ecologisti cattolici e ecologisti socialisti. Nel 1999 ottennero un eccellente 7% che gli consentì di entrare nel governo del liberale Verhofstadt. Azione politica sanzionata dall'elettorato, nel successivo appuntamento elettorale del 2003, che li vide scendere addiritttura al 2,5% senza alcun eletto (nonostante l'apparentamento con altri partiti di sinistra). Nel 2007 sono risaliti al 4% conquistando di nuovo 4 seggi, accentuando connotati di sinistra ma evitando intese o unioni.

Nei territori francofoni, invece, nel 1980 nacque Ecolo (acronimo di Ecologisti confederati per l'organizzazione di lotte originali). Partiti col 2% sono cresciuti al 5% nel 1991 per arrivare al 7,4% del 1999. Anno - caratterizzato dagli scandali della diossina - in cui anch'essi fecero parte del governo Verhofstadt esprimendo il Ministro dei Trasporti. Molto più moderato dei Groen!, quando nel 2003 Ecolo approvò, in Assemblea generale, tesi molto radicali su tematiche civili, pagò nelle elezioni di qualche mese dopo un dimezzamento del proprio consenso, fermandosi al 3,1%. Nel 2007, riequilibrando l'impostazione programmatica e conservando la propria autonomia, son risaliti al 5,1%.

 

La Svizzera è uno dei Paesi antesignani nell’evoluzione della coscienza verde, come ben sappiamo. Già nei primi anni ’70 nacquero il Movimento popolare per l'ambiente e il Raggruppamento per l'ambiente del Vaud, ma fu solo nel 1983 che si costituirono, sotto forma di vero soggetto politico, la centrista Federazione dei Partiti Ecologisti di Svizzera (FPES) e l’Alternativa Verde Svizzera con marcate tendenze di sinistra. Qualche anno più tardi l’unificazione della FPES con alcuni partitini Verdi cantonali dette vita al PES (Partito Ecologista Svizzero). Sul finire degli anni ’80 i tentativi di procedere alla fusione di PES e Alternativa Verde naufragarono miseramente. Alle elezioni federali del 1991 il PES ottenne il 6,1% e molti esponenti di Alternativa Verde passano nelle sue fila; travaso che continuerà anche gli anni successivi lasciando AVS confinata al solo territorio tedescofono e portando il PES al 7,4% nel 2003 e, addirittura, al 9,6% delle ultime elezioni tenutesi nel 2007. Al Gruppo parlamentare del PES è iscritto anche l’unico deputato del Partito Cristiano Sociale (PCS).

O.D.G.: BIODIVERSITA' VERDE - DECRESCERE PER RISALIRE

di biodiversitaverde (23/06/2008 - 12:21)

Cari amici, assieme ad alcuni iscritti abbiamo buttato giù una bozza di Ordine del Giorno da presentare all’Assemblea provinciale dei Verdi di Firenze Sabato 28 giugno, convocata, come sapete, per discutere i documenti congressuali e votare (Domenica 6 luglio) i delegati all'Assemblea nazionale di Chianciano.

Il testo, che si spera abbiate la curiosità e la pazienza di leggere qua di seguito, non nasce né con secondi fini né con strategie machiavelliche, bensì come contributo di un gruppetto di aderenti di base che non rivestono incarichi particolari, ma che - in un momento così delicato per noi Verdi - non vogliono sottrarsi all’impegno e osservare inermi la crisi di tante speranze.

Chiunque può apportare il proprio contributo ai contenuti del testo, sottoscriverlo, oppure ancora comunicarci l'intenzione di presentarlo, in forma analoga, in altre Assemblee territoriali della Toscana o di qualunque Regione italiana.

Grazie.

 

ASSEMBLEA NAZIONALE (CHIANCIANO 18/20 LUGLIO 2008)

ORDINE DEL GIORNO CONGRESSUALE

“BIODIVERSITA’ VERDE - DECRESCERE PER RISALIRE”

 

Premessa

Il pianeta, inteso come sistema ambientale, ed il mondo, come sistema relazionale, sono molto diversi da quella primavera del 1985 che vide un manipolo di pionieri costituire le prime Liste Verdi.

Acqua sotto i ponti ne è passata tanta, fin troppa. Tanto che persino ai fiumi ne è rimasta poca.

Oggi le ragioni che spinsero quelle persone sensibili alla difesa del territorio, della sua flora e della sua fauna non sono certo venute meno, anzi sono forse ancora più stringenti.

Se i primi ecologisti non fossero stati osservati con stupore, talvolta persino con derisione, come dei Marziani, adesso non saremmo qua sommersi dai rifiuti, assediati dagli inceneritori, tra il cicaleccio del ritorno al nucleare, col petrolio che a fine anno raggiungerà i 200 Dollari al Barile, vedendo l’acqua (nuovo oro blu) passare in mano a Società per Azioni quotate in borsa, e se qualcuno non chiude anche il rubinetto dell’aria -come capita all’attore Ivano Marescotti in un surreale film- è solo perché quella delle nostre città fa talmente ribrezzo che nessuno si sognerebbe mai di appropriarsene.

In un contesto del genere, è evidente che alcuni paradigmi e strategie del passato diventano tristemente obsoleti.

Il calco pesante di questa epoca

Le direttrici di marcia proposte con lungimiranza già vent’anni fa appaiono oggi indispensabili ma non più sufficienti: fonti di energia «rinnovabile» o tecnologie ancor più sofisticate per poter avere uno «sviluppo sostenibile». Dobbiamo trovare il coraggio e la franchezza per guardarci negli occhi e ammettere che non può esistere alcun «sviluppo sostenibile». In letteratura si chiamerebbe ossimoro. Questo Sviluppo, così come è stato concepito dalla rivoluzione industriale in poi, è per definizione insostenibile. Ogni suo ulteriore incremento, comunque ottenuto, conduce ancor più velocemente alla rovina ecologica. È illusorio pensare di salvare la capra e i cavoli, lo Sviluppo ma anche l'ambiente, con il ricorso a fonti di energia «alternative». Qualsiasi fonte di energia usata in modo massivo è inquinante. Se al posto del petrolio e dei combustibili fossili si userà l'idrogeno, tanto caro al tecnologico Rifkin, si alleggerirà l'ecosistema in un punto ma lo si appesantirà comunque in qualche altro. Senza contare che la conversione di una fonte di energia in un'altra esige tutta una serie di adattamenti sistemici che non possono esser ottenuti che usando altra energia. Cosicché, se nel particolare si ottiene una riduzione dell'inquinamento da due a uno, a livello sistemico lo si quadruplica. E invece di risolvere il problema lo si aggrava. Basti pensare all’esempio delle moderne autovetture, hanno standard di inquinamento più bassi rispetto alle generazioni precedenti, eppure il problema dell’inquinamento dovuto alla produzione di CO2 e alle polveri sottili emesse dai motori a scoppio cresce esponenzialmente ovunque, aumentando di anno in anno -in ossequio al P.I.L.- il loro parco circolante, il loro uso e abuso.

«La tecnologia» ha detto una volta il filosofo della Scienza Rossi «per ogni problema che risolve ne apre altri dieci ancor più complessi con un effetto moltiplicatore».

Ci siamo dimenticati dell'entropia, della seconda legge della termodinamica che Carnot enuncia nel 1824 a proposito dei flussi di calore delle macchine a vapore e che nel 1860 il fisico tedesco Clausius estese alla produzione di tutte le forme di energia. Per non dire, molto prima, di Democrito.

Tutto ciò perché in Occidente (e da qualche anno anche in oriente) non ci si vuole, o non si può, rassegnare a una società in cui lo sviluppo, la produzione di beni, il consumo, l'economia, il Prodotto Interno Lordo, non siano in costante crescita.

E invece l'unica soluzione, se non vogliamo distruggere definitivamente l'ecosistema che ci ha dato e ci dà la vita, è la "Decrescita": dei consumi, della produzione, dell'economia. Noi dobbiamo ridurre drasticamente i nostri livelli di vita, anche perché il cosiddetto benessere -andando anche oltre la questione dell'inquinamento, che è solo la più immediatamente percepibile da chiunque- si è rivelato uno straordinario malessere esistenziale.

In altri tempi sono state guerre, pestilenze, o altre tragiche catastrofi a ripristinare, per eterogenesi dei fini, il ciclo della natura all'organizzazione umana. Per cui, come ad una estate di raccolta segue un autunno ed un inverno di riposo per preludere di nuovo ad una primavera di rigoglio, così veniva smorzata la concezione malata di uno “Sviluppo” come linea retta tendente all'infinito.

La battaglia politica, per chi ha in odio le guerre, massimamente quelle vigliacche moderne, è quella di coltivare la saggezza dell'uomo. Saggezza, se non più oramai istintuale almeno aiutata dai morsi della crisi economica galoppante, capace di indurre a stili di vita più sobri e, perché no, più gratificanti.

Dobbiamo lottare per affermare nelle condotte individuali e collettive il concetto di limite contro una “ùbris” (onnipotenza) dilagante -come ad esempio la scienza che si fa scientismo, cioè la più intollerante religione-, per affermare non solo i diritti inviolabili della persona ma ancor prima i doveri inderogabili verso la comunità.

Risultano essere, pertanto, logore le categorie di sinistra e destra figlie della medesima matrice positivista. Altro che Marx o Smith, è San Francesco il vero rivoluzionario d'oggi giorno!

I Verdi, un grande futuro dietro di noi

Dopo aver volato un po’ sopra il rasoterra quotidiano, planiamo verso le miserie contingenti del nostro movimento. Intanto, una precisazione nominale: movimento. I Verdi hanno percorso la parabola canonica che va dallo slancio spontaneistico, alla strutturazione movimentista infine alla involuzione partitica. Parabola, a dire il vero, abbastanza comune ad ogni soggetto politico.

Non intendiamo qua rammentare tutte le tappe di un percorso complicato, controverso, difficile e, in sintesi, paragonabile alla vita di un’ortensia, generosa ma fragile.

Ci limiteremo alle vicende più recenti. L'ultima dirigenza dei Verdi, e per tale intendiamo riferirci all'intero Esecutivo nazionale, conscio delle proprie incapacità nel non aver saputo far splendere il Sole che ride, ha deciso -senza voci ufficialmente contrarie- l'ultimo dilaniante suicidio: allearsi con spezzoni di sinistra allo sbando e dare vita ad un'alleanza raffazzonata e improvvisata, senza progetti né presupposti, senza forza né entusiasmo. Solo ed esclusivamente per salvare la pelle. La propria.

Una grande parte degli attivisti, di coloro che dedicano tempo ed energie senza avere né desiderare poltrone di sorta, ha espresso tanti dubbi, qualcuno se ne è andato (spesso più per interesse che per idealità), qualcun altro ha tirato i remi in barca (per desolazione), altri hanno dato il loro contributo (alcuni solo per lealtà, altri sicuramente con convinzione).

Il 14 aprile scorso una disfatta. Di quelle bocciature che di rado la politica italiana ha conosciuto. Epica. Dal 12% fantasticato al 3% ottenuto, i tre quarti dei votanti ha detto con vigore: state sbagliando tutto! Chi ancora non lo ha capito, o ha perduto completamente la lucidità politica o ha smarrito ogni senso della democrazia. Tertium non datur.

Dobbiamo perciò ripartire da quel 14 aprile, che ha visto anche l'altrettanto sonora batosta del progetto veltroniano di isolamento di un Pd che vuol farsi copia patetica del Pdl.

Occorre adesso recuperare la nostra autonomia rispetto ad ogni altra forza politica. Che non significa, ovviamente, presuntuosa autosufficienza, ma bensì fatica, radicamento, umiltà e orgoglio. Così come lottiamo contro gli organismi geneticamente modificati in natura, alla stessa stregua e con lo stesso vigore dobbiamo lottare contro gli accordi “geneticamente modificati” in politica. Essere eletti o stare nei governi non è un dogma, è uno strumento di azione molto importante ma efficace solo se utilizzato bene, concretamente, altrimenti persino controproducente, poiché assumi responsabilità e susciti aspettative alle quali non ti dimostri all'altezza, perdendo ogni credibilità.

Questa mozione politica vuole essere molto chiara e molto netta sulle prospettive future dei Verdi. Tanto che non useremo giri di parole o eufemismi, andando al cuore del problema.

Chi vi aderisce indica e rivendica questo percorso: rilanciare le Liste Verdi sul territorio, partendo dalle realtà comunali e coprendo ogni angolo pure il più recondito del Paese, articolandoci anche in orizzontale attraverso gruppi tematici, e infine nessuna fusione o confluenza con altri soggetti politici.

Prioritariamente deve essere avviato un confronto con quanto sta emergendo nella società volto a rigenerare la politica e individuare nuove piattaforme, primi fra tutti i "Meetup" di Beppe Grillo, i Circoli per la Decrescita di Maurizio Pallante, e la rete dei Comitati di Alberto Asor Rosa. La prospettiva è di far politica assieme, fornendo loro una sede di elaborazione consolidata, una cultura anche di governo, un momento di sintesi e, soprattutto, un’iniziativa di coordinamento. Altrettanto s'impone nei confronti del ricco e variegato mondo eco-ambientalista che non trova più, se mai l'ha davvero trovato, nei Verdi il naturale riferimento.

Viene altresì ribadita la necessità di un dialogo con il resto del quadro politico, con le forze della sinistra marxista (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) e riformista (Partito Democratico e Sinistra Democratica), ma anche con l'Italia dei Valori interprete della diffusa esigenza di legalità; tuttavia non soltanto con essi. Ragionare a 360°, occasione per occasione, luogo per luogo, ma sempre con la nostra dignità e specificità. Preservando e valorizzando la "biodiversità verde".

Se non potremo cambiare questo povero mondo, se non ce ne sarà data la forza per sventura o per colpa, almeno non sarà esso a cambiare noi, omologandoci al peggio.

 

PER CONTRIBUIRE A MIGLIORARE O SOTTOSCRIVERE QUESTO DOCUMENTO (OPPURE PER PROPORLO NELLA VOSTRA PROVINCIA D'ISCRIZIONE):

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Email: biodiversitaverde@dada.net - Tel: 328/1418931 (Andrea Aiazzi) - Fax provv: 02/700417166

 

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LANGER: VERDI NE' A DESTRA NE' A SINISTRA MA AVANTI

di biodiversitaverde (18/06/2008 - 13:06)

Perché gli ecologisti non sono né di destra né di sinistra
di Alex Langer

 

Nel 1985 Alex Langer, introducendo a Firenze l'assemblea nazionale in vista della costituzione delle liste verdi, affermò che gli ecologisti "non sono né di destra né di sinistra". Ci fu polemica allora, e polemica c'è tuttora verso quella definizione. Il verde o è rosso o non è, venne detto. Langer argomentò così la sua posizione.


Alcuni liquidano la questione destra/sinistra con un riferimento al totem ed al tabù. Al totem: "non si può essere verdi senza essere rossi"; chi non fosse riferibile ad una scelta "di sinistra" e non riconoscesse come suoi i totem della sinistra (la centralità della classe operaia? la priorità della contraddizione tra capitale e lavoro?), non sarà  un vero verde.

Al tabù: “e chissà da chi sono pagati quei verdi”, che magari nascondono il socialdemocratico, il democristiano e, chissà, il fascista nelle proprie file e quindi si smascherano da sé. Sono nemici, non vogliono l'alternativa, si inquadrano nel gioco dei padroni. E fanno di destra e sinistra un sol fascio.

Fosse così semplice, sarebbe persino da stare allegri.

E invece è tutto terribilmente più complesso. Perché è assai difficile stabilire cosa voglia dire essere di sinistra oggi, e distinguere la sinistra per le sue opere, non solo per le sue parole.

E poi bisognerà interrogarsi anche sull'utilità pratica di certe classificazioni, e trarne delle conseguenze.

Infine, converrà domandarsi come stabilire un fruttuoso dialogo tra verdi e rossi, senza pretendere di definire una netta linea di demarcazione e senza esigere professioni di devozioni agli schieramenti ereditari.

Cos'è oggi la sinistra e la destra?

In un mondo in cui la Cina chiama ingegneri stranieri per affidare a loro la ristrutturazione efficientista di certe fabbriche; in cui l'economia sommersa entra nell'orizzonte teorico e pratico degli economisti della socialdemocrazia austriaca; il concetto di sinistra perlomeno non si rivela immediatamente utile. Per non parlare di politica estera e militare, dove notoriamente sinistra e destra si comportano in genere come il cacciatore ed il bracconiere: fanno le stesse cose, ma si distinguono per la qualificazione nominale di quel che fanno.

È di sinistra quel che fa la sinistra (compresa le centrali nucleari, la force de frappe atomica di Mitterand, i progetti autostradali difesi dai sindacati perché danno lavoro...) o bisogna anche che ci sia qualcosa di "rosso" nei contenuti