SINISTRA E LIBERTA', UN ERRORE BENEFICO
Alcuni amici ci hanno chiesto cosa ne pensassimo dei recenti sviluppi del quadro politico nazionale, in particolare della confluenza dei Verdi dentro "Sinistra e Libertà".
Senza tanti giri di parole, pensiamo che Sinistra e Libertà sia l'ennesimo, incomprensibile, stolido errore di un gruppo dirigente, quello dei Verdi, che oramai non ha più alcun progetto politico e campa alla giornata, preso da una frenesia accecante. Per salvare la poltrona di qualcuno... di essi.
Nessuno capisce quale senso abbia e quale scopo rappresenti quell'iniziativa politica, perché un elettore più moderato non dovrebbe votare il Partito Democratico che con Franceschini è assai più decoroso che con Veltrusconi, e perché uno più radicale non dovrebbe preferire l'Italia dei Valori o la riunificazione di Rifondazione-Pdci-Socialismo2000-Consumatori con Ferrero molto più serio e tosto dell'approssimativo Vendola (solito stile superficiale alla Pecoraro)?
Anche un bambino lo capirebbe, ma in Via Salandra - ormai impermeabili a qualunque stimolo della base - perseverano con la riedizione, in sedicesimo, della sfigatissima Sinistra Arcobaleno. Ma come si usa dire nella saggezza popolare: nulla viene mai per nuocere.
Dalla quasi certa scomparsa della delegazione dei Verdi italiani al Parlamento europeo, dopo quella nel Parlamento italiano, può scaturire una grande opportunità. Mettere in mora quel gruppo dirigente che da anni procura sconfitte e umiliazioni una dietro l'altra. Anche se forse, quando non c'è più "trippa per gatti", sarà la selezione darwiniana a risolvere il problema.
Dopodiché le persone più lungimiranti e disinteressate potranno rimboccarsi le maniche a avviare la ricostruzione del movimento degli ecologisti italiani, un movimento che deve costituire una vera alternativa culturale e programmatica ai partiti tradizionali, tanto di destra che di sinistra. Individuare una decina di battaglie-chiave (politica dei rifiuti incentrata sulla differenziata e non sugli inceneritori, no alle multiutility su acqua e energia, mobilità a bassa velocità e basso impatto, trasporti e sanità pubblici, stili di vita improntati alla sobrietà, legislazioni urbanistiche e ambientali molto rigorose, incremento del turismo sostenibile, difesa delle biodiversità e di ogni area verde, sostegno alla piccola imprenditoria agricola e artigiana, riduzione dell'orario di lavoro, eliminazione della Legge Biagi, estensione della democrazia partecipata o diretta, regimi fiscali anti "dumping" per merci provenienti da Paesi privi di tutele ambientali e sociali, iniziative di contrasto alla globalizzazione a partire dai mercati finanziari, etc etc).
Sui punti cardine cercare consenso principalmente fra i delusi della politica e alleanze a 360 gradi, anche se realisticamente sarà più probabile (ma non scontato) trovarle con forze di centro-sinistra.
I Verdi hanno un senso se sono e appaiono diversi dagli altri partiti, altrimenti cade la loro stessa ragione sociale e vengono marginalizzati o pian piano scompaiono. Cosa che sta accadendo in Italia e noi si teme accadrà definitivamente a giugno. Non amiamo affatto fare quello che aspetta il cadavere in fondo al fiume, ma neppure la scimmia che non sente / non vede / non parla.
Si può perdere delle elezioni senza perdere l'anima e la faccia. Ecco perché - a nostro avviso - invece di affannarsi a elucubrare alchimie su come superare il fatidico 4%, avremmo dovuto semplicemente presentare agli italiani il nostro simbolo e le nostre idee, dando conto del bilancio dei nostri due bravi europarlamentari. Oppure tirarci fuori, proprio per non tirare giù il bandone logorati e sviliti. Lo capite che da un'altra Caporetto come quella della Sinistra Arcobaleno non ci si rialza più... E' stando fuori a testa alta dalle assemblee elettive che altri Verdi, in diversi Paesi, hanno saputo rigenerare la classe politica, mettere a fuoco gli obiettivi, recuperare credibilità e tornare davvero UTILI ALLA CAUSA.
Pertanto nessun anatema su Sinistra e Libertà, in attesa degli esiti del salutare errore!!!
BDV Bio Diversità Verde
APPELLO - Verdi da soli alle amministrative e alle europee
Salve amici, sotto trovate l'appello che abbiamo buttato giu' e rimaneggiato a piu' mani.
Nel caso lo condividiate potete firmarlo, farlo girare un po' nelle vs mailing-list, inserirlo nei siti e comunque avviare una mobilitazione dal basso.
APPELLO:
Il Consiglio federale nazionale di Sabato 7 e Domenica 8 febbraio 2009 si e' spaccato sulla decisione se rafforzare l'identita' ecologista dei Verdi con nuovo slancio ed efficacia continuando l'azione politica avviata oltre venti anni fa, oppure scioglierla in un costituendo contenitore di sinistra. Questa seconda proposta e' prevalsa con circa i due terzi degli aventi diritto al voto.
Tuttavia in queste ultime settimane molti iscritti, simpatizzanti o associazioni si sono dichiarati contrari alla definitiva liquidazione del piu' antico partito sopravvissuto all'attuale quadro politico italiano.
Adesso siamo ad una svolta, e ognuno di noi e' chiamato a rispondere alla propria coscienza: "mutarsi geneticamente o preservare l'originario gene".
Chi non ci sta, chi non vuole svendere il patrimonio ideale e poltico, di competenze, di energie e di tempo dedicato in questi anni alla "questione ambientale", di rilevanza planetaria, alle battaglie pacifiste e legalitarie, sottoscrive questo appello per chiedere di organizzare, al piu' presto, un incontro nazionale dei Verdi che vogliono contribuire a rafforzare, con una chiara e autonoma identita', una rinnovata politica ecologista in Italia e in Europa.
PER FIRMARE: http://www.firmiamo.it/perunarinascitaverde
P.S. Chi vuole puo' iscriversi alla lista di discussione attivata sul tema (e restare cosi' in contatto), inviando una email al seguente indirizzo: biodiversitaverde-subscribe@googlegroups.com
CON I VERDI IN EUROPA, NELLE CITTA', NEL PAESE: 23/11/08 a Bologna incontro nazionale
Cogliamo l'occasione per ringraziare gli oltre cinquanta amici Verdi che in vario modo (via email, via web, via fax e via telefono) hanno aderito al manifesto programmatico "BIODIVERSITA VERDE - DECRESCERE PER RISALIRE".
A loro in primo luogo, ma naturalmente anche a chiunque capiti di leggere questo messaggio, evidenziamo un'inziativa che ci sembra importantissima. Potete vederne i dati qua sotto. Ancora grazie!
Invito da far girare a indirizzi email, nei siti, nei blog.
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PER USCIRE DALLA CRISI
CON I VERDI
IN EUROPA NELLE CITTA' NEL PAESE
DOMENICA 23 NOVEMBRE 2008
BOLOGNA
SALA SILENTIUM
QUARTIERE SAN VITALE
vicolo Bolognetti, 2
(dalla stazione ferroviaria autobus n° 32 Porta San Vitale)
ORE 10 - 17
Economia, diritti, informazione
confronto aperto
per IL PROGETTO ECOLOGISTA
con molti "se" e molti "ma"
Alle ore 13/13,30 pranzo con piatti a base di ingredienti biologici;
il costo di un menù completo è tra i 10 e i 15 euro.
Chi intende usufruire del pranzo è pregato di comunicarlo via email a pamela.meier@alice.it
I VERDI EUROPEI E LA LORO STORIA, SPUNTI DI RIFLESSIONE
Si riportano alcune note sulla storia e l’evoluzione dei movimenti verdi in Europa. Lo scopo è solo e soltanto quello di mettere in luce come la loro realtà sia quanto mai variegata e articolata, al pari dei loro successi e insuccessi.
Ognuno ne tragga le proprie considerazioni. Noi di “BioDiversitàVerde” riteniamo che il comun denominatore di queste vicende dimostra che un'autonomia di elaborazione e di collocazione politica dei Verdi, rispetto a tutto il restante quadro politico, paga sia in termini di consenso che di incisività.
In Francia Les Verts hanno vissuto il loro massimo fulgore nella seconda metà degli anni '80 quando ne divenne segretario Antoine Waechter sulla base di una piattaforma "terzista", ovvero né di destra né di sinistra. Alle elezioni europee del 1989 Les Verts ottennero il 10,7%. Nel 1994 la linea neutrale di Waechter fu battuta dalla componente di sinistra che elesse al suo posto Dominique Voynet. Tale decisione comportò la scissione di metà iscritti che dettero vita al "MEI" (Movimento degli Ecologisti Indipendenti), guidato dallo stesso Waechter e alternativo tanto a Les Verts (orientati a sinistra) che a Cap21 (orientato a destra). Il risultato fu un lento ma inesorabile declino dei due moviementi ambientalisti che li ha portati oggi al 3,3 e al 1,2%.
In Germania la genesi del partito ecologista è stata diversa. Nato a metà degli anni '70 contro la proliferazione del nucleare e lo sviluppo cementificatore delle città, patì anch'esso una scissione per cui l'anima più moderata dette vita nel 1982 all' "ODP" (Partito Democratico Ecologico), oggi radicato essenzialmente in Baviera. Die Grunen capeggiati da Joschka Fischer, dopo i successi del 1987 all'indomani dei fatti di Chernobyl e gli insuccessi del 1990, strinsero le loro forze col movimento Bundnis90 protagonista di battaglie democratiche nella ex Ddr. Nonostante il logoramento del governo in alleanza con la Spd (1998-2004), soprattutto per le laceranti divisioni sulla guerra in Kosovo e in Afghanistan, Die Grunen mantengono oggi ancora un solido 8,1%, sebbene - o grazie - all'opposizione dell'inciucione Cdu/Spd.
In Portogallo Os Verdes sono stati fondati solo nel 1987, costituiti prevalentemente da fuorusciti dai partiti della sinistra storica e in tale area politica sono sempre rimasti, un cono d'ombra che non li ha mai fatti smuovere da bassissime percentuali. Nel 1987 hanno ottenuto due parlamentari, eletti tuttavia in seno alla Concentrazione Democratica Unitaria col meccanismo del premio di coalizione. Sono poi spariti dal parlamento portoghese fino ad oggi, nonostante l'elleanza del 2004 col Partido Comunista che ottenne il 7,6% ma elesse tutti esponenti comunisti.
In Austria Die Grunen sono stati ufficilamente fondati nel 1986 dalla fusione di due precedenti partiti ecologisti: il conservatore Verdi uniti di Austria (VGO) e il progressista Lista alternativa di Austria (ALO). Sin dall'inizio hanno raccolto adesioni e consensi nelle grandi città e nella medio-piccola borghesia austriaca. Capaci di essere fortemente innovatori nella comunicazione politica e alternativi a tutte le forze tradizionali, non sono mai scesi sotto il 4%. Raggiungendo anche 9,7% nel 2002, circostanza che li mise al centro della politica viennese con l'invito da parte dei cattolici dell'OVP, vincitori delle elezioni, ad un governo di coalizione che marginalizzasse i neo-nazisti dell'FPO, offerta respinta per la contrarietà della componente di sinistra e di quella giovanile. L'OVP fece, conseguentemente, un governo con l'FPO. Però l'opposizione non è stata di nocumento, visto alle elezioni del 2006 Die Grunen hanno ottenuto il 10,5% e 20 deputati.
In Belgio vi è, da sempre, una naturale distinzione del quadro politico. Nelle Fiandre i Groen! sono nati nel 1981, col nome di Agalev, come connubio fra ecologisti cattolici e ecologisti socialisti. Nel 1999 ottennero un eccellente 7% che gli consentì di entrare nel governo del liberale Verhofstadt. Azione politica sanzionata dall'elettorato, nel successivo appuntamento elettorale del 2003, che li vide scendere addiritttura al 2,5% senza alcun eletto (nonostante l'apparentamento con altri partiti di sinistra). Nel 2007 sono risaliti al 4% conquistando di nuovo 4 seggi, accentuando connotati di sinistra ma evitando intese o unioni.
Nei territori francofoni, invece, nel 1980 nacque Ecolo (acronimo di Ecologisti confederati per l'organizzazione di lotte originali). Partiti col 2% sono cresciuti al 5% nel 1991 per arrivare al 7,4% del 1999. Anno - caratterizzato dagli scandali della diossina - in cui anch'essi fecero parte del governo Verhofstadt esprimendo il Ministro dei Trasporti. Molto più moderato dei Groen!, quando nel 2003 Ecolo approvò, in Assemblea generale, tesi molto radicali su tematiche civili, pagò nelle elezioni di qualche mese dopo un dimezzamento del proprio consenso, fermandosi al 3,1%. Nel 2007, riequilibrando l'impostazione programmatica e conservando la propria autonomia, son risaliti al 5,1%.
La Svizzera è uno dei Paesi antesignani nell’evoluzione della coscienza verde, come ben sappiamo. Già nei primi anni ’70 nacquero il Movimento popolare per l'ambiente e il Raggruppamento per l'ambiente del Vaud, ma fu solo nel 1983 che si costituirono, sotto forma di vero soggetto politico, la centrista Federazione dei Partiti Ecologisti di Svizzera (FPES) e l’Alternativa Verde Svizzera con marcate tendenze di sinistra. Qualche anno più tardi l’unificazione della FPES con alcuni partitini Verdi cantonali dette vita al PES (Partito Ecologista Svizzero). Sul finire degli anni ’80 i tentativi di procedere alla fusione di PES e Alternativa Verde naufragarono miseramente. Alle elezioni federali del 1991 il PES ottenne il 6,1% e molti esponenti di Alternativa Verde passano nelle sue fila; travaso che continuerà anche gli anni successivi lasciando AVS confinata al solo territorio tedescofono e portando il PES al 7,4% nel 2003 e, addirittura, al 9,6% delle ultime elezioni tenutesi nel 2007. Al Gruppo parlamentare del PES è iscritto anche l’unico deputato del Partito Cristiano Sociale (PCS).
LANGER: VERDI NE' A DESTRA NE' A SINISTRA MA AVANTI
Perché gli ecologisti non sono né di destra né di sinistra
di Alex Langer
Nel 1985 Alex Langer, introducendo a Firenze l'assemblea nazionale in vista della costituzione delle liste verdi, affermò che gli ecologisti "non sono né di destra né di sinistra". Ci fu polemica allora, e polemica c'è tuttora verso quella definizione. Il verde o è rosso o non è, venne detto. Langer argomentò così la sua posizione.
Alcuni liquidano la questione destra/sinistra con un riferimento al totem ed al tabù. Al totem: "non si può essere verdi senza essere rossi"; chi non fosse riferibile ad una scelta "di sinistra" e non riconoscesse come suoi i totem della sinistra (la centralità della classe operaia? la priorità della contraddizione tra capitale e lavoro?), non sarà un vero verde.
Al tabù: “e chissà da chi sono pagati quei verdi”, che magari nascondono il socialdemocratico, il democristiano e, chissà, il fascista nelle proprie file e quindi si smascherano da sé. Sono nemici, non vogliono l'alternativa, si inquadrano nel gioco dei padroni. E fanno di destra e sinistra un sol fascio.
Fosse così semplice, sarebbe persino da stare allegri.
E invece è tutto terribilmente più complesso. Perché è assai difficile stabilire cosa voglia dire essere di sinistra oggi, e distinguere la sinistra per le sue opere, non solo per le sue parole.
E poi bisognerà interrogarsi anche sull'utilità pratica di certe classificazioni, e trarne delle conseguenze.
Infine, converrà domandarsi come stabilire un fruttuoso dialogo tra verdi e rossi, senza pretendere di definire una netta linea di demarcazione e senza esigere professioni di devozioni agli schieramenti ereditari.
Cos'è oggi la sinistra e la destra?
In un mondo in cui la Cina chiama ingegneri stranieri per affidare a loro la ristrutturazione efficientista di certe fabbriche; in cui l'economia sommersa entra nell'orizzonte teorico e pratico degli economisti della socialdemocrazia austriaca; il concetto di sinistra perlomeno non si rivela immediatamente utile. Per non parlare di politica estera e militare, dove notoriamente sinistra e destra si comportano in genere come il cacciatore ed il bracconiere: fanno le stesse cose, ma si distinguono per la qualificazione nominale di quel che fanno.
È di sinistra quel che fa la sinistra (compresa le centrali nucleari, la force de frappe atomica di Mitterand, i progetti autostradali difesi dai sindacati perché danno lavoro...) o bisogna anche che ci sia qualcosa di "rosso" nei contenuti? È di sinistra l'insistenza per lo "sviluppo" (industrialismo, espansione, crescita del prodotto naz. lordo) e magari di destra la de-industrializzazione?
La delegittimazione dell'utopia socialista
Ma - si dirà - se per sinistra si intende uno schieramento sociale, o meglio, l'indicazione di una tradizione politico - culturale, non ci si può rifugiare nell'agnosticismo.
Vero. E per giunta la sinistra in Italia (anche perché all'opposizione) è stata in gran parte il terreno di coltura di quelle forze che oggi si preoccupano esplicitamente più della sopravvivenza della specie che non del trionfo della classe.
Questa sinistra, né unitaria, né sempre coerente, ha indubbiamente molti meriti in Italia. Ha contributo (ma non solo lei) all'emancipazione politica, sociale e culturale di larghi strati di popolazione; ha conquistato e via via saputo ampliare molti spazi democratici, a cominciare dalla resistenza contro il nazifascismo; si è battuta per significativi passi in avanti verso una maggiore giustizia distributiva e migliori condizioni di vita sociale: ha generato (non sempre volontariamente) importantissimi ed incisivi movimenti di massa; si è dimostrata una fertile fucina di idee, di cultura.
Ma accanto a questi ed altri indubbi meriti, la sinistra ha contributo anche a provocare una situazione sempre più bloccata che oggi la vede prigioniera di alcuni suoi meccanismi, ed in ritirata un po' su tutto il fronte.
In particolare l'insistenza della sinistra sull'alternativa di governo come premessa di ogni processo di cambiamento sociale ha finito per premiare lo schieramento avversario: la sinistra non è riuscita - salvo nelle regioni rosse e su contenuti ben poco alternativi - a costituire intorno a sé un sistema di alleanze sociali capace di conquistare la maggioranza sociale, non solo politica.
Oggi la mancanza di grandi progetti a sinistra e la perdita di legittimazione dell'utopia socialista non favorisce certo la prospettiva di una nuova aggregazione imperniata sulla sinistra, anche se la decadenza e la corruzione del "capitalismo realizzato" può contribuire a determinare certi effimeri successi elettorali.
Vecchio e Nuovo Testamento
Ed ora qualcuno vorrebbe che le nuove spinte che possono provenire da un'impostazione "verde" - con tutta la sua carica di radicalità eco-pacifista e di critica di fondo alla civiltà dominante, ma anche con tutta l'ingenuità e la frammentarietà di un abbozzo teorico, ideale e sociale ancora in fieri - passassero per forza attraverso la cruna del dogma rosso e dello schieramento "di sinistra", quasi fosse l'unico abilitato ad ospitare e legittimare teorie e prassi di trasformazione sociale.
In altra occasione mi è capitato di paragonare il rapporto tra il "verde" ed il "rosso" al rapporto che i cristiani vedono tra il Nuovo e l'Antico testamento, tra cristianesimo ed ebraismo. Anche ai primi cristiani, consapevoli di essere portatori di una carica innovativa radicale, qualcuno dalle loro stesse file chiedeva di vestire i panni della legge d'Israele e di rispettare la tradizione dei suoi profeti, e di situare la nuova predicazione sostanzialmente all'interno del mondo ebraico, pretendendo dai nuovi adepti (pagani) del Vangelo anche la circoncisione e la frequentazione del codice israelitico. "Non si può essere cristiani senza essere ebrei", decretavano questi custodi della tradizione. Se il cristianesimo non avesse superato quell'angusta impostazione, si sarebbe ridotto a diventare uno dei filoni (forse una delle sette) della tradizione israelita e ne avrebbe probabilmente seguito le sorti, compresa la distruzione del tempio e la diaspora.
Accettando invece di operare in campo aperto, tra i gentili, senza pretenderne la conversione all'ebraismo, il cristianesimo - pur non buttando alle ortiche il Vecchio testamento ed i suoi insegnamenti - è diventato quel fermento (positivo o negativo che lo si giudichi) epocale che si sa.
Senza voler forzare le analogie - dato che i paragoni sono spesso ingannevoli - vorrei affermare che 1) non è vero che il "verde" sia il naturale e scontato prolungamento della tradizione politico-culturale e del radicamento sociale dei "rossi"; 2) un affiancamento troppo stretto dei "verdi" ai "rossi" rischierebbe di sterilizzare una buona parte del potenziale dinamico che l'ecologismo ed il pacifismo può attivare in aree non toccate dalla sinistra o ad essa inaccessibili.
La logica dei blocchi o di qua o di là
All'interno della sinistra assai spesso si ragiona con una logica dei blocchi non troppo dissimile da quella tra est e ovest: si deve stare da una delle due parti (o a destra, o a sinistra; o con i padroni o con la classe operaia, ecc.), tertium non datur, chi vuole sfuggire a questa polarizzazione forzata, in fondo intende fare il gioco di qualcuno ("dell'altro blocco", a seconda del punto di vista). Ma così ci si accontenta di aver individuato una contraddizione ritenuta principale e di raggruppare in riferimento ad essa ogni cosa, selezionando tra ragioni valide e prospettive ingannevoli, tra amici e nemici, tra arretratezza e progresso. Una logica di blocco non favorisce i cambiamenti, le nuove aggregazioni, la possibilità di introdurre nuovi valori e prospettive. In questo senso ritengo che un ragionamento "verde" sia e debba essere trasversale rispetto alla tradizionale logica della sinistra e possa, anche per questo motivo, incentivare la formazione di nuovi progetti e di nuove alleanze sociali.
Pensiamo allo statalismo assai radicato nella sinistra, o al suo sostanziale industrialismo, o alla forte inclinazione al centralismo, o al "lavorismo" che caratterizza la sinistra, o alla sua diffidenza verso l'individuo non organizzato, o ai temi ambientali (energia, edificazione sul territorio, trasporti, uso delle risorse, ecc.) o ad infiniti altri momenti fondanti di un ripensamento critico della civiltà attuale in chiave ecologica. Pretendere dai "verdi" di incamminarsi lungo i binari segnati dalla tradizione di sinistra o di considerare naturali alleati nelle possibili giunte o governi, mi parrebbe un grave errore, anche se non si può certamente negare che su molti altri valori - di democrazia, di giustizia sociale, di liberazione dallo sfruttamento, - ci potranno essere terreni comuni.
Anche se per tutto un periodo non breve l'approfondimento di una visione ecologista porterà allo scoperto distanze assai marcate tra "verde" e "rosso", ed i conflitti sul nucleare, sul terzo mondo, sul militarismo, sulla "fuoriuscita dall'industrialismo", sul sindacato e più in generale sulla concezione del "progresso", saranno assai dolorosi.
Ciò non significa né che i "verdi" si lancino in primo luogo contro la sinistra, né che essi si possano considerare equidistanti tra destra e sinistra, quasi fossero il nuovo centro: si dovrà ben tenere presente la differenza tra chi ha realizzato e gestisce il capitalismo industrialista e chi, non essendone gestore, se ne mostra subalterno e spesso velleitario critico e pretendente alla successione.
Non è ancora detto che i "verdi" riusciranno a costruire, con la necessaria pazienza e laicità, un proprio progetto complessivo che vada oltre il rifiuto dell'esistente e oltre la sottrazione di consensi alla civiltà dominante. Può darsi che anch'essi cedano alla logica degli schieramenti, subordinandosi a quella preconfezionata o snaturando il proprio contributo con cadute integralistiche e settarie.
Ma è più probabile che essi diventino punto di incontro, di rifondazione e di fusione di aspirazioni nuove e vecchie, dove - intorno all'ecologismo - accanto a qualche bandiera lasciata cadere a sinistra (ed in particolare di quelle "settantottesche") si raccolga anche qualche idealità smarrita tradizionalmente dalle sinistre e magari rifugiata a destra: il senso della differenza contro un malinteso trionfo dell'eguaglianza; il bisogno di identità di tradizione di "patria" particolare; una domanda di spiritualità e di interiorità; una rivalutazione dell'iniziativa personale e di gruppo rispetto alla priorità dell'"ente pubblico"; una ricerca di "comunità" non riconducibile alla socialità politicizzata e strutturata propria della tradizione di sinistra...
Un polo autonomo di elaborazione e di aggregazione che riesca ad esprimere bisogni "impolitici" e non toccati dalla consolidata polarizzazione politica, quale lo possono diventare i "verdi", è oggi più necessario che non l'ennesima variante del "rosso".
LE ELEZIONI, IL FUTURO E I VERDI
27 marzo 2008
Il dibattito avviato da Claudio e poi ripreso da Fabio, Alessio, Mauro, Gianni e molti altri amici Verdi ci stimola ad intervenire.
La scelta di aderire alla coalizione "la Sinistra l'Arcobaleno" è stata, a nostro avviso, scelta di testa prima che di cuore.
La rassegnata razionalità di portare qualche contributo all'iniziativa politica che ha più chance di fare da contrappeso alla deriva "nullista" del Partito (sedicente) Democratico e del Partito della (sedicente) Libertà risponde certo ad una logica comprensibile ma desolata. Comprensibile soprattutto per la fallimentare classe dirigente nazionale dei Verdi, quale ultima opportunità di salvaguardare qualche strapuntino, che peraltro alla causa servirà a ben poco.
Tuttavia la bici - per ora - è questa, sempre meglio che andare col cappello in mano da qualche altra parte, come hanno fatto con poca fortuna alcuni esponenti del nostro movimento. Finendo a dare copertura all' "ambientalismo del fare"... Tav, inceneritori, autostrade, centri commerciali, etc etc.
Di sicuro, qualunque sarà il risultato elettorale, dopo saranno rogne per i Verdi. Se l'alleanza elettorale avrà riscontro positivo, ma ne dubitiamo, tenderà in via naturale a trasformarsi da coalizione in federazione e presto in partito, nel quale la quantità e - diremmo - la qualità della rappresentanza ecologista sarà modesta, mentre l'identità marxista gioco-forza predominante. Se viceversa "la Sinistra l'Arcobaleno" rappresenterà il 14 aprile meno del 9/10% degli italiani si innescherà una spinta centrifuga che spingerà qualcun'altro verso i soliti democratici (si fa per dire), altri ad intrupparsi sotto le bandiere rosse, altri ancora, forse, a coltivare l'idea, a nostro giudizio assennata, di rifondare le Liste Verdi con condizioni politiche apparentemente complicate, in realtà ottimali per recuperare una peculiarità unica nel panorama politico, soprattutto a livello locale. Ripartendo dalle piccole periferie per arrivare ai grandi centri. Dalla campagna alla città.
Come si dice: meglio soli che male accompagnati!
Una cosa è certa, le ragioni di un movimento ecologista, propugnatore di un nuovo modello sociale non più fondato sull'assioma artificiale dello sviluppo, della crescita, del P.i.l., ci sono oggi più ancora che negli anni '80 o '90. La coscienza ambientalista che si dice, ai giorni nostri, diffusa è spesso pelosa e ipocrita, da botte piena, moglie ubriaca e uva nella vigna. Fasulla.
Insomma, comunque sia, dal 14 aprile saranno rogne, ma chissà che all'orizzonte fra i nuvoloni non faccia capolino una spera di sole.





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